Il fuoco che Gesù è venuto a gettare sulla terra, è il fuoco del divino amore, che deve afferrare gli uomini. A partire dalla croce, il suo paventato battesimo, comincerà a bruciare. Ma alla lunga non tutti si lasceranno afferrare da questo fuoco assoluto, così che quell’amore, che vorrebbe e anche potrebbe condurre gli uomini all’ unità, li divide per la loro resistenza. Più chiaramente e inesorabilmente prima di Cristo, l’umanità si dividerà in due regni o stati, che Agostino definisce la “città di Dio” e la “città di questo mondo”, dominata dalla concupiscenza.
Gesù mostra che la divisione passa attraverso i più stretti legami familiari, ma, secondo la descrizione di Paolo, essa attraversa spesso perfino i singoli cuori, dove la carne lotta contro lo spirito (gal 5,17) e l’”uomo infelice” “non fa” ciò che vorrebbe, ma ciò che (in fondo) aborrisce (Rm 7,15). Ma questa non è per Gesù, né per Paolo una tragica fatalità, bensì una lotta che deve essere portata alla vittoria, perché l’amore e l’odio non sono due principi egualmente eterni (come pensavano i manichei) ma perché noi possiamo “costringere il male mediante il bene” (Rm 12,21), per il che ci viene donata la forza della grazia di Dio.
Buona Domenica! Don Leonardo