Gesù si ritira nel deserto dopo l’uccisione di Giovanni Battista. È in pericolo (Lc 13,31ss). La folla lo segue. Qui appare la compassione di Gesù per quella folla. Egli invita i discepoli a dare loro da mangiare. Si ha poco come si fa a sfamare tanta gente? Per Gesù non è un problema, perché la compassione non è questione di quantità ma di relazione. Chi si apre alla relazione dà a Cristo quel che ha. Lui sa casa farne.
Cosa può dire a noi, questa pagina evangelica? Riporto come risposta una riflessione del biblista Paolo Curtaz: “Molta gente si raduna attorno a Gesù. Ha compassione, il Signore, ama il popolo, sa di cosa abbiamo bisogno. Non è distratto il nostro Dio, non se ne sta sulle nuvole a governare le formichine. Eppure, davanti alla folla, il Signore non agisce, ma chiede ai suoi di agire. Con tanto buon senso i discepoli gli suggeriscono di ignorare il problema: ognuno si arrangi. Non ce la possiamo fare. Non ora. Non adesso che ci scopriamo indeboliti e fragili, spauriti e aggressivi. Non ora che la Chiesa mostra le sue rughe, le sue fatiche, le sue lentezze, le sue ombre, superficialmente ignorate da decenni in cui si pensava fin che la barca va lasciala andare. E, ora, che siamo così spaesati dovremmo anche farci carico della folla? Ora che il mondo ruggisce e si è tolto la maschera scatenando la bramosia pensiamo di cambiare le cose? Per ora no, magari quando e se ci saremo riorganizzati, dai. Non scherziamo. Aspettiamo di tornare alla normalità. Se mai tornerà. Poi vedremo. Non fa così il Maestro. Non porta a questo la compassione, quella vera, quella di Dio. La fame si può saziare, quella fisica e quella interiore, ma ad una sola condizione: mettersi in gioco.”
Buona domenica!
Don Leonardo