Alla prima lettura della parabola detta da Gesù nel vangelo di oggi, siamo tentati di muovere una vertenza a quel padrone che chiama gli operai a tutte le ore del giorno a lavorare nella sua vigna e poi li paga tutti con la stessa moneta. Ma rileggiamola attentamente. Il padrone della vigna non si stanca di uscire, va a cercare quelli che sono rimasti indietro, forse per loro responsabilità, ma forse anche solo per le vicissitudini della vita. Il padrone riconosce la dignità di operai anche a quelli che sono rimasti esclusi, quelli che nessuno ha voluto, quelli che non sono stati scelti. alle cinque di sera per andare a cercare operai è umanamente inutile! Ma per quell’operaio dell’ultima ora, sentirsi riconosciuto è la vita.
E’ vero, sarà capitato anche a noi di trovarci nella condizione dell’operaio dell’ora undecima, ma è anche vero che a volte siamo noi coloro che possono uscire per chiamare chi è rimasto indietro, chi si sente inutile e aiutarlo a trovare un senso nella vita. questo potere è sempre nelle nostre mani verso qualcun altro. Il padrone della vigna, poi, non ha una visione retributiva della giustizia e dell’economia: il suo desiderio è che a tutti sia garantito ciò di cui ha bisogno. Il padrone della vigna vuole insegnarci quella solidarietà che ci permetterebbe di uscire dalla crisi, ma che ci ostiniamo a non considerare, perché l’avidità e il possesso sono esattamente le trappole con cui il Nemico continua a illuderci.
Buona domenica!
Don Leonardo
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- Scritto da Amministratore, Francesco Pinto
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