S. Luca è l’unico evangelista che a differenza di Marco e Matteo riporta la scena della trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor riferendo qualcosa della conversazione che avviene tra Gesù Mosè ed Elia. Essi parlavano della morte-esodo di Gesù, che stava per compiersi a Gerusalemme. La morte di Gesù infatti è la cosa più importante nell’evento della redenzione del mondo. Bisogna riferire a questo tutta la scena della trasfigurazione. Gesù si mostra trasfigurato ai discepoli, perché ha già predetto loro la sua morte.
La voce del Padre dal cielo, che indica il Figlio suo eletto, allude egualmente alla sua azione redentrice sulla croce. E quando i discepoli alla fine rivedono Gesù solo, sanno quale pienezza di mistero si nasconde nella sua semplice figura. Tutto si trova racchiuso in Gesù. Il suo rapporto con l’Antico Testamento rappresentato da Mosè (la Legge) ed Elia (i profeti). Il suo perenne rapporto verso il Padre e verso lo Spirito Santo, che sotto forma di nube ha adombrato anche i discepoli come Chiesa che deve venire. La sua Trasfigurazione non è un anticipo della resurrezione, in cui il suo corpo verrà trasformato in direzione di Dio, ma al contrario è la presenza del Dio trinitario e della intera storia della salvezza nel suo corpo predestinato alla croce. In questo suo corpo l’Alleanza tra Dio e l’umanità è definitivamente ed eternamente sigillata.
Buona Quaresima!
Don Leonardo




