Una domanda ci assilla soprattutto quando siamo attaccati ingiustamente o siamo vittime della cattiveria umana o quando ci interroghiamo davanti alla guerra o al dolore innocente: da dove viene il male? Ma c’è un’esperienza forse ancora più drammatica del male. È il male che incontriamo dentro di noi, quando scivoliamo nei nostri abissi. È il male oscuro, la perdita di senso, quando arriva una malattia incurabile, l’indifferenza, il rifiuto del mondo.
Come le persone che interrogano Gesù nella pagina del vangelo odierno, così anche noi siamo più propensi a cercare fuori di noi il senso del male, ci avventiamo con violenza contro la degenerazione inspiegabile del mondo, contro la cattiveria umana (Pilato aveva massacrato alcuni Galilei) o contro l’irrazionalità della natura (il crollo di una torre), ma siamo molto più prudenti nel domandarci il senso del male che noi stessi ci portiamo dentro. Eppure è proprio il male che ci abita dentro che ci porta alla morte eterna, al vuoto interiore che non finisce mai.
Gesù parte da questi avvenimenti di morte per parlare di un’altra morte. Non è stato il peccato a causare la tragedia del gruppo dei Galilei o delle persone morte nel crollo della torre, ma è il peccato, il male che ci abita, a impedirci di trovare la vita. È questo il male contro cui dobbiamo lottare. Il male che ci portiamo dentro toglie la vita, ci rende sterili, proprio come il fico, di cui parla Gesù, piantato nella vigna che non dà frutti. In questa Quaresima, devo avere il coraggio di chiedermi: sono capace di dare un nome al male che mi abita?
Buona Domenica!
Don Leonardo




