La festa dell’esaltazione della Croce prevale liturgicamente su quella della Domenica. Essa ha preghiere e letture bibliche proprie. Notiamo: non celebriamo la festa del Crocifisso o della passione del Signore, ma quella della croce. La nostra considerazione deve riportarsi perciò alla croce come simbolo e come oggetto. Il cristiano non deve guardare alla croce come ad un amuleto o come a un portafortuna appeso al collo. La croce non è “un ferro di cavallo” cristiano o religioso. È invece simbolo che riguarda tutti i valori e la condizione stessa della vita. Rimanda a colui che fu appeso ad essa per scelta di solo amore.
Il cristiano non venera la croce come una reliquia, ma come simbolo di questa scelta del suo Dio. Fare quindi il segno della croce all’inizio di ogni azione non è compiere un gesto scaramantico, ma richiamare la forza del simbolo che ricorda e provoca un atteggiamento di fede. Chiediamoci inoltre: che senso ha oggi nel nostro mondo pervaso dalla corsa frenetica ad ognitipo di benessere, esaltare la croce? La croce ci ricorda che l’epoca dell’abbondanza non corrisponde al giardino dell’Eden, ma alla terra di Canaan del popolo di Israele e alle sue prove. Chi dice prova non dice impossibilità, ma ostacolo e lotta per la fede.
Esaltiamo dunque la croce sull’accumulo delle nostre abbondanze e prosperità: la croce ci richiama in alto. Esaltiamola nel letto del dolore e tra le lacrime della sofferenza: la croce ci ricorda che non siamo soli, che possiamo rendere positivo il soffrire. Esaltiamola sulle nostre certezze come sui dubbi, sulle angoscie come sulle nostre gioie.
Buona Domenica!
Don Leonardo




