Lascio il commento dell parabola del vangelo odierno allo scrittore Paolo Curtaz. “ Il cuore del racconto della parabola è centrato sul figlio, non sulla punizione dei vignaioli omicidi: Gesù sta dicendo al suo uditorio che se i servi sono la prefigurazione, il figlio è il compimento. E che è lui il figlio inviato da Dio a riscuotere quanto dovuto. Il finale non è un abbandono, ma un nuovo inizio. Quella morte che tutto sembra distruggere non è che il trampolino per una nuova vita, per un inatteso riscatto.
È ormai evidente a tutti che il suo destino è segnato: i suoi gesti eccessivi hanno suscitato l’ira dei capi dei sacerdoti. Come tutti gli idealisti, questa testa calda di galileo va fatto tacere ad ogni costo, prima che crei dei disordini e che i romani si riprendano, irritati, la relativa autonomia concessa alla capitale. Lo sa Gesù, non è un idiota. Sa bene che ha firmato la sua condanna a morte. E vuole andare fino in fondo, per nulla al mondo cambierà la sua idea di Dio. E sta dicendo ai suoi assassini che la sua morte, la morte del figlio, si pone in continuità con la morte dei profeti, spesso uccisi proprio dagli uomini religiosi del loro tempo (Mt 23,29). Gesù non mette fine alle contraddizioni della storia. Si pone in mezzo. Le assume. Ne è travolto. Le redime e le riscatta. Di questo parla la difficile parabola dei vignaioli omicidi.”
Buona domenica. Don Leonardo.