Conversione è seguire Gesù!

Giovanni BattistaÈ Giovanni il Battista il protagonista della seconda domenica di Avvento.

Giovanni scuote gli animi con la sua predicazione presso il fiume Giordano. Il Giordano è il fiume dove Israele si fermò prima di entrare nella terra promessa. Fu Giosuè (versione ebraica del nome Gesù) ad accompagnare il popolo oltre il Giordano. La voce di Giovanni mi ha ridestato, mi ha condotto al Giordano, ma oggi sento che devo andare oltre, nella terra promessa, nella vita che Gesù mi indica. So che si può passare una vita intera accanto al Giordano, bloccati nella propria rigidità, bloccati dalle proprie paure, dalle proprie ideologie: l’orgoglio, il radicalismo, la purezza, possono diventare ideologie che ci incollano al Giordano e ci impedi-scono di seguire Gesù.

Ma proprio mentre stiamo li nel deserto, con Giovanni Battista, vediamo passare Gesù, che è la Via da seguire, la Vita da incontrare e che mostra il vero volto di Dio. Ci sono cristiani che passano tutta la vita come discepoli di Giovanni Battista: hanno sempre l’idea di un Dio minaccioso, un Dio che è giustizia senza misericordia, un Dio che impone di portare frutto ma poca tenerezza, un Dio che è morale, ma che non diventa mai abbraccio e passione. Incamminiamoci, invece, con Gesù oltre il Giordano, verso la terra promessa, verso la vita in pienezza.

Buona Domenica!
Don Leonardo

ImpegnareLa prima domenica di Avvento segna un nuovo inizio dell’anno liturgico e pastorale nella nostra comunità.

Il tempo dell’Avvento cristiano non è un ciclo ripetitivo e noioso, non è neanche innanzitutto la preparazione al Natale ma un tempo per considerare il senso e il significato dell’esistenza, della vita, della storia alla luce della Parola annunciata e del conseguente impegno cristiano.

Matteo, l’evangelista che ci accompagnerà nel nuovo anno liturgico, nelle parabole descritte nella pagina evangelica odierna, annuncia la certezza che Cristo verrà. Ciò vuol dire non tanto un annuncio scontato della fine della storia ma che Cristo costituisce il fine della storia. Ma quando verrà? Non è questo che conta ma l’attesa, dice l’evangelista. AttenderLo senza sapere l’ora. Un’attesa che si rende attenzione al presente. I romani dicevano Age quod agis (bada a ciò che stai facendo), ma non è questo il senso cristiano dell’attenzione, perché l’attenzione del pagano è un risolversi tutto nel presente, senza visione, senza trascendenza del presente.

L’attenzione cristiana è attesa operosa nel presente e non l’aspettare passivo del futuro. È lasciarsi guidare dal futuro nel presente, è vigilare, vegliare, altre parole chiavi della liturgia dell’Avvento, cioè non lasciarsi sommergere dal presente, dando significato più profondo e un orizzonte più valido al proprio agire quotidiano e cioè amare. Il cristiano che ama, incarna la sua attesa nell’attenzione, che è vigilanza d’amore come l’irrequietezza della fiamma!

Buon Avvento!
Don Leonardo

GesCrocifisso21L’iscrizione messa sopra il Crocifisso “Questi è il re dei giudei” è stata formulata da Pilato come provocazione nei riguardi dei giudei. I giudei che la leggono deridono lui come anche i “capi del popolo” che gridavano verso l’alto: “Se tu sei il re dei giudei, salva te stesso”.

Ma nel Vangelo secondo Luca c’è almeno uno che prende sul serio questa iscrizione, uno dei crocifissi con Gesù, il quale si rivolge a lui e dice: ”Ricordati di me, quando sarai giunto nel tuo regno”.

L’iscrizione sulla croce ha qui l’effetto che il regno di Dio promesso e annunciato viene per la prima volta inteso come un regno di Cristo e che l’antico “Dio è re” dei Salmi seriamente si muta in un “Cristo è re”.

Come il ladrone si rappresenta questo re Gesù è indifferente, in ogni caso se lo rappresenta così che questo re potrà aiutare lui, il povero morente, in modo efficace con il potere attribuitogli. Primo presentimento dell’ universale potere regale di Gesù.

Buona Domenica!
Don Leonardo

Cbas cupelebriamo oggi la messa dell’anniversario della Dedicazione della Basilica Lateranense, nota come San Giovanni in Laterano, avvenuta il 9 novembre del 324 ad opera di papa Silvestro I. Non celebriamo la messa della domenica 32a del tempo ordinario, di minore importanza. La Basilica Lateranense è anche la cattedrale del Vescovo di Roma il Papa e si legge sul portale che è Madre e capo di tutta la cristianità. Le prime chiese furono le case dei vescovi e dei presbiteri, i padri visibili delle comunità. Ma quando l’assemblea non viene più invitata ma convocata, ci si radunò nelle basiliche.

Le basiliche cristiane non si ispirano ai templi pagani, né al tempio di Gerusalemme, ma a quegli edifici pubblici, detti appunto basiliche, destinati ad accogliere assemblee e svolgere affari o cause civili. In primo piano, dunque, non c’è la sacralità del luogo, ma –nel luogo– la santità degli atteggiamenti.

In una cristianità ben definita e diffusa, sorsero, poi, le cattedrali, segno dell’unità culturale, prima che cultuale, dell’Europa prerinascimentale. Anche la nostra chiesa dei Santi Cosma e Damiano, progettata da Antonio Curri è stata insignita del titolo di Basilica il 18 febbraio del 2000, mediante il quale viene espresso un particolare vincolo con la Chiesa di Roma e il Sommo Pontefice.

Resta, allora da chiedersi che significato deve avere per noi—oggi– la chiesa che frequentiamo? Quale l’impatto della nostra esperienza religiosa della festa della Basilica Lateranense, che ricapitola tutte le chiese? L’edificio sacro è chiamato ad essere segno della presenza di Dio fra gli uomini e dell’esistenza di un popolo di Dio tra le strutture terrene. Perciò celebrare la dedicazione non è tanto ricordare una fondazione, quanto riscoprire l’impegno di una finalità nella costruzione. L’impegno di ricordare che il cielo si contempla dalla terra, come il fiore che per guardare al cielo, ha bisogno di radicarsi in un luogo. Ma anche l’impegno di completare il cielo mancante della nostra Chiesa-edificio: la cupola.

Buona Domenica
Don Leonardo

c7fb9 ascensione del signoreNelle letture di oggi abbiamo la visione di Gesù sulla storia del mondo che deve venire dopo di lui. Mentre la prima lettura guarda avanti sull'ultima fase alla fine della storia -e qui traccia la divisione tra i malvagi che vengono bruciati e i giusti che brillano come il sole - Gesù vede nel Vangelo le costanti teologiche all'interno della storia. Solo come preludio agisce la promessa della distruzione del tempio. Fin tanto che regge, il tempio è la casa del Padre che deve essere mantenuta pulita per la preghiera. Tuttavia Gesù non aderisce a templi di pietra, ma soltanto “al tempio del suo corpo”, che sarà la Chiesa. Sul cui destino vengono predette tre cose:

1. “Molti verrano sotto il mio nome: non seguiteli”. Gesù pronuncia un guai su tutti quelli che danno scandalo (Mt 18,7), e tuttavia gli scismi sono inevitabili, “affinché si conosca chi fa buona prova”(1Cor11,19). Qui viene data solo una raccomandazione: non seguiteli”. 

2. Poi vien la previsione di “ guerra, sollevazioni di regni contro regni”. È paradossale. Gesù ha chiamato beati gli operatori di pace, ma proprio la loro presenza solleva guerre nella storia.

3. Perciò la “ persecuzione” non sarà un episodio occasionale, ma “esistenziale” per la Chiesa di Cristo e per i singoli cristiani. Che cosa deve fare il cristiano? Lavorare nella Chiesa e nel mondo, dice Paolo nella seconda lettura, sicuri che nemmeno un capello del capo andrà perduto.


Buona Domenica!
Don Leonardo

114791Il Vangelo odierno parla di malati: i lebbrosi, che vengono guariti da Gesù. Il lebbroso è uno che sta morendo lentamente. È uno che si sta spegnendo e non ha più vita. E quando ci sentiamo senza speranza, quando ci sentiamo malati, quando sentiamo che la nostra vita si sta svuotando perché cade a pezzi, rischiamo di allontanarci, ci facciamo da parte, ci isoliamo anche se stiamo in mezzo alla gente.

C’è un incontro invece che può mettere in moto un cammino di guarigione. Gesù invita i lebbrosi a ritornare nelle relazioni: andate a presentarvi ai sacerdoti, lasciatevi riconoscere, perché è in quel riconoscimento si guarisce. La guarigione non è ancora avvenuta, ma quei dieci lebbrosi si mettono in cammino. È un atteggiamento di fiducia. Ed è proprio la fiducia nella vita, la fiducia che io possa uscire da questo copione di malattia che mi permette di cominciare a guarire. Ma non basta! Non c’è guarigione autentica senza ringraziamento.

La nostra vita non sarà mai veramente piena se non saremo giunti a essere grati per essa. La fiducia è la prima tappa per un cammino di guarigione, ma la guarigione diventa piena solo se trasformiamo la vita in una celebrazione di lode, come il samaritano che torna a ringraziare, l’unico che sia pienamente guarito. La fiducia e la gratitudine sono i due atteggiamenti di chi vuole guarire o smettere di fare il malato a vita.

Buona Domenica
Don Leonardo

Eventi in Parrocchia

CoroBismantova2giu19

2 giugno, Festa della Repubblica Italiana

La Basilica

neipressi

Le Campane della Basilica in un articolo del prof. Gino Angiulli

Arcipreti & Prelati

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il dotto Domenico Morea "illustrato" dal dir. Modesto Cammisa