Una quaresima strana. Ancora con la pandemia, da un’anno. In Alberobello si vive l’incubo dell’aumento dei contagi e del cambio dei colori da giallo in arancione o rosso. Non basta però, cambiare colori, occorre cambiare vita! Ecco il senso di questa Quaresima. Per riuscire davvero a non essere fiaccati nella speranza e aver voglia di vivere, dobbiamo avere il coraggio di superare le tante tentazioni. Come quella di stravolgere il volto di Dio. Qui lascio parlare il teologo Paolo Curtaz.
«Si tratta di scacciare una determinata idea di Dio e del culto. Gesù non vuole che mercanteggiamo con Dio, il Padre che sa bene di cosa abbiamo bisogno... Nelle intenzioni di Giovanni questo episodio, come quello di Cana intende richiamare l’essenziale: lo Sposo vuole ricondurre la sposa, Israele, la Chiesa, alla natura profonda e spirituale nel rapporto con Dio, che esula dal rito cruento, dal gesto liturgico che spesso confina col magico. Abbiamo necessità assoluta di porre dei gesti significativi che ritmino il nostro agire, il calendario, gli eventi (e qui ci sarebbe da dire sulla banalizzazione delle nostre liturgie) ma, nel contempo tali gesti diventano inutili se non conducono a Dio. Il tempio deve tornare alla sua funziona originaria: luogo dell’incontro con Dio. Sarà Gesù stesso a diventare tempio, dopo la sua resurrezione. In lui abita la shekinah di Dio.
Che questo tempo di frammentazione delle nostre assemblee, di celebrazioni ibride, distanti, sofferte ci riportino a scoprire l’immenso valore del tempio che è Cristo in mezzo a noi!»
Buona Quaresima.