Gesù è a Nazareth la sua patria a insegnare nella sinagoga, racconta il vangelo di oggi. Poco prima di questo episodio Marco racconta l’incursione dei familiari di Gesù precipitatosi a Cafarnao per portarlo a casa, dopo aver appreso la notizia che da Gerusalemme era stato giudicato un indemoniato, senza riuscirci. Ora è Lui, sconsiderato a salire a Nazareth. Il clima non gli è affatto favorevole: Marco, da abile scrittore, sottolinea un incrocio di meraviglia, di stupore ma in negativo: i concittadini di Gesù si stupiscono della sua predicazione. Gesù è scosso dalla loro incredulità. Di fronte alle umili origini di Gesù, il falegname, i Nazaretani non ascoltano le sue parole, non accolgono il suo mistero di novità. Sono increduli e diffidenti. La loro incredulità nasce da una sicurezza, che diventa orgoglio: pensano di conoscere già Gesù. Cercano di riprendere la relazione con Lui dove l’avevano lasciata, preoccupati che tutto resti come era perché è proprio questa continuità che pensano dia sicurezza, mentre la novità appare pericolosa e incomprensibile.
È un atteggiamento che costituisce, penso, la sfida che anche noi dobbiamo affrontare in questi mesi. Se pensiamo che la pandemia sia stato solo un incidente, una parentesi da chiudere quanto prima per riprendere la vita di sempre, non cambierà nulla e, come dice papa Francesco nella Fratelli tutti (n.35) ‘Passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo’. La pandemia ci chiede di affidarci alla forza del Vangelo, rinnovandoci.
Buona Domenica!
Don Leonardo.