Speravamo che il terribile virus Covid-19 non durasse così a lungo quando è iniziato il lockdown in Italia. Speravamo che il confinamento nelle nostre case finisse completamente per poter celebrare la festa patronale dei santi medici Cosma e Damiano secondo la tradizione plurisecolare e identitaria del paese unico al mondo Alberobello. Tutt’ora ci domandiamo: riusciremo, davvero a venirne fuori? Nello stesso tempo però, eventi anche drammatici come il corona virus, possono essere, di riflesso, un guadagno in termini di consapevolezza e di riflessione sul proprio vissuto e su quello della popolazione: offrono la possibilità di discernere periodicamente nelle nostre abitudini l’essenziale e il superfluo, il vero dal falso, quello che vale la pena custodire e quello che incide negativamente nella storia della popolazione.
Anche la festa “inedita” dei Santi Medici di quest’anno, senza processioni, illuminarie, bande, fuochi pirotecnici, deve farci scoprire che a ricorrere all’aiuto e alla protezione dei Santi Medici ritroviamo fratelli e sorelle di tutto il mondo in lacrime che ci chiedono conto dei nostri stili di vita e delle nostre folli prassi vacanziere. La festa “inedita” dei Santi Medici di quest’ anno deve aiutarci a vedere la differenza fra una devozione egoista, dispiaciuta dei diciottomila euro di fuochi non sparati e una devozione solidale contenta di destinarli a scopi umanitari, la differenza fra religiosità bisognosa di soddisfare i propri sensi e fede capace di andare oltre il superfluo per concentrarsi sull’ essenziale dell’esistenza e dell’umanità. “Peggio di questa pandemia c’è il dramma di sprecarla” ha affermato papa Francesco.
Buona festa a tutti! E grazie a tutti i collaboratori.
Don Leonardo



