GesCrocifisso21Giovanni nella pagina evangelica odierna pone un’analogia tra il serpente innalzato nel deserto da Mosè per guarire i malati del suo popolo morsi dai serpenti e Gesù. « Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chi crede in lui abbia la vita eterna.» Il gesto di Mosè di innalzare un serpente di bronzo nel deserto derivava da antiche tradizioni del tempo secondo cui il “simile cura il simile”. Il serpente di Mosè salvava dunque, chi era morso dal serpente e il Cristo crocifisso chi salva? Qui possiamo dare due interpretazioni entrambe valide. La prima. Il Crocifisso salva tutti gli uomini perché in quanto figli di Adamo ed Eva sono stati morsi dal serpente del peccato. La salvezza dell’elevazione di Gesù è universale, salva tutti, non solo i morsi nel popolo d’Israele.

Non c’è nessun essere umano che non sia ad un tempo, segnato dal peccato e salvato dal Cristo crocifisso risorto. La seconda interpretazione, per me più suggestiva e attuale. Se il “simile cura il simile”, allora coloro salvati dal serpente Cristo sono i crocifissi della terra, quelli, come lui, inchiodati su una croce, in un letto della terapia intensiva, in un carcere, i tanti che si sono legati alla croce di un figlio. A questi crocifissi e a noi tutti nella pandemia, per i quali la resurrezione sembra non arrivare mai, basterebbe guardare quell’altro crocifisso e sentirsi curati da quella solidarietà tra crocifissi.

Buona Quaresima.
Don Leonardo.

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