PresentazionediGesalTempioRiporto per la festa odierna una riflessione del teologo Curtaz. «Salgono al tempio col bambino per la purificazione, come prescrive la Legge. Secondo le prescrizioni dell’Antico Testamento, riguardo alla purezza cultuale (Lv 12,1-8), una donna era impura dopo il parto di un bambino per quaranta giorni e doveva offrire al tempio, come sacrificio di espiazione, un agnello e una giovane colomba; se era povera, due giovani colombe.

Nel passato in questa giornata si benedivano i ceri che servivano ad illuminare le nostre chiese quando ancora non esisteva l’illuminazione elettrica. E sempre questa giornata, ancora oggi, rappresenta un momento importante per le persone consacrate che rinnovano la loro totale adesione a Cristo, il dono di sé al Padre, gesto richiamato dalla presentazione al tempio di Gesù.

E il valore di questa festa è rimasto talmente inciso nella memoria della liturgia che quest’anno, cadendo di domenica, finisce col sostituirla. È una festa che richiama il tempo di Natale appena concluso, festa dal sapore sacro che odora di incenso: con la fantasia rivediamo le alte colonne che sorreggevano il portico di Salomone e i vasti cortili lastricati che immettevano nella zona più sacra del tempio di Gerusalemme. Salgono al tempio, anche se potrebbero farne a meno. Tengono in braccio il Figlio del Dio che ha chiesto quel gesto di obbedienza, di sottomissione. Portano con sé il mistero di ogni mistero, la luce di ogni luce. Ma così è il Dio che si fa carne. Non prende scorciatoie, non vuole privilegi, non accetta raccomandazioni.»

Una lezione che spesso dimentichiamo.


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