GesCi sarà sempre quella voglia di fare i maestri degli altri senza mettersi mai in discussione. E Gesù da vero maestro smaschera questa autentica ipocrisia con la parabola della pagliuzza e della trave. Qui lascio il commento al teologo Paolo Curtaz.

«No, amici, Gesù non sta parlando solo dei farisei che si sentivano i primi della classe. E nemmeno degli scribi, quelli che, avendo studiato, un po’ maestrini si sentivano. E nemmeno dei sadducei, conservatori e tradizionalisti che non amavano certo le novità. E nemmeno dei focosi esseni. Luca riprende questa parola del Maestro per scuotere la sua comunità. Perché accade, inutile nasconderci dietro un dito. Appena abbiamo fatto un tratto di strada, o abbiamo messo un carisma a disposizione degli altri, o veniamo investiti di un ministero, ecco che, magicamente, diventiamo tutti maestri. Ci sta, nella comunità funziona che alcuni ricevono doni per l’utilità comune, li chiamiamo ministeri. Il problema è quando diventiamo giudici degli altri, scordandoci le travi che ci impediscono di vedere chiaramente. Il problema è quando ci sostituiamo al Maestro. E confondiamole nostre idee con le sue Parole. E pensiamo di possedere la Verità.

Gesù non ha detto io posseggo la verità, ma io sono la verità. Il nostro è il tempo delle accuse acide rivolte a tutti, di moralisti rabbiosi che appena uno fa notare qualcosa replicano ma allora tu? Di complotti mondiali. Ci sta, abbiamo cancellato la morale, non resta che il moralismo. Ma questa è una logica mondana: non può contaminare la Chiesa. Non deve. E quello che abbiamo visto (e vediamo) in questi tempi difficili e che tanto ci scandalizza non è forse la logica del mondo, della contrapposizione, della partigianeria che ha infettato la comunità in tutta la sua ampiezza?»

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