Il Vangelo odierno ci mostra peccatori che di fronte a Gesù accusano un’altra persona peccatrice. Gesù, che scrive per terra, è come assente, muto. È muto per far ammutolire ogni accusa rivolta ai peccatori, in quanto Egli ha patito e morto per tutti per acquistare per tutti il perdono del cielo. Gesù, interrompendo il silenzio e rimanendo solo con la donna dice: “Nessuno ti ha condannata? Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. Si può chiedere a qualcuno di non peccare più? Chi potrebbe garantire una cosa simile? Ricordiamo alcune cose: il peccato è separazione da Dio e unione disordinata con persone e oggetti. La sostanza del peccato è autoreferenzialità, l’attività individualista, che nega i legami o li strumentalizza per il proprio ego. Quindi è il ripiegamento su di sé e la perversione delle relazioni di ogni tipo, anche Dio.
Gesù, dicendo “Non peccare più”, non sta affermando “aderisci alla legge morale e non violarla”, sta invece dischiudendo un modo di vivere diverso dal peccato, che è l’intimità con Lui. La donna ha un incontro esclusivo con Gesù: è questa intimità con Lui che sostituirà l’adulterio da cui proviene. La relazione uno-a-uno con Gesù diventa il fondamento di una vita nuova, riempita da qualcos’altro: una relazione intima con Chi la libera dalla condanna.
Buona Quaresima! Don Leonardo




