Abbiamo un’idea distorta del dono.
Noi occidentali pensiamo che quanto ci è donato ci appartenga. Forse tra noi funziona così; ma con Dio funziona diversamente: non diventiamo mai proprietari di quello che Dio ci dona. Possiamo anche non crederci o non accettarlo, ma sarà la vita che ci metterà inevitabilmente davanti alla nostra mancanza di possesso. La vita è una corrente d’amore da abitare.
Il peccato infatti è proprio bloccare questa corrente d’amore, trattenere per sé, impedire che giunga ad altri, impedire a Dio di fare di questo dono ciò che vuole. Il peccato è costruire granai in cui rinchiudere il proprio grano piuttosto che lasciare che Dio se ne serva per sfamare non solo me, ma anche altri.
«Non mi trattenere», dirà Gesù a Maria di Magdala: io sono il dono venuto dal Padre e che ritorna al Padre.
Gesù è il dono per eccellenza, colui che abita il mio cuore, senza poter essere trattenuto. Non ne divento padrone. Gesù è l’alfa e l’omega, l’inizio e la fine, colui che, venuto dal Padre, al Padre ritorna. E del resto ogni volta che celebriamo l’eucarestia, viviamo questa stessa dinamica: i doni ricevuti dal padre vengono ridonati a lui, perché li trasformi e li doni ancora, per la vita di tutti. Non possiamo che aprire gli occhi, liberarci dall’illusione di dover ammassare, e scoprire la realtà di questa corrente d’a-more che possiamo abitare.
Buona Domenica!
Don Leonardo




