Il Vangelo non è mai una camomilla per la nostra vita. Ne sono convinto. Sulla bocca di Gesù in questa domenica ci sono parole...incendiarie, rivolte a noi: Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Non certo è il fuoco che tiene al caldo situazioni, ordinamenti, strutture, a volte, non solo culturalmente decrepiti, ma umanamente ingiusti e non più tollerabili.
Il fuoco di Gesù non vuol mantenere al caldo nulla, vuol rigenerare tutto; è il fuoco della conversione, e non il fuoco della conservazione. Chi si lascia contaminare da questo fuoco, è certamente pronto e disponibile alla prova del fuoco: a decidere, ossia, in prima persona; a garantire, in proprio, le scelte fatte; a non confondere mai, in una rischiosa pigrizia diconformismi e di assuefazioni, il proprio impegno di vita.
L’esortazione di Gesù suona inderogabile: e perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? Questa non è l’esortazione a pretese autonome, ma a libere accensioni. Chiediamoci allora per esempio: cos’è, per noi, l’andare a messa? Un tenere a caldo (se non proprio uno stanco riscaldare) una tradizione? Dovrebbe essere invece, un vero mettere le mani sul fuoco: dichiarare con fede, a se stesso e agli altri, che in Dio solo, nel suo Cristo, la vita ha un senso, una possibilità di salvezza. E noi continuiamo a chiederci se le nostre celebrazioni sono moderne o tradizionali, liturgiche o retoriche, con una predica lunga o corta: tutto ciò è secondario. Così facendo, non facciamo che prestare interessi a fuochi fatui. Il vero problema è quello di chiederci se ci rendiamo conto che siamo in presenza del fuoco; di un fuoco, che deve bruciare riconciliando tutte le nostre contraddizioni, un fuoco da appiccar fuori, per creare sempre nuovi spazi all’avvento di Cristo e del suo regno. Al cristiano non è lecito scherzare col fuoco; lui ha bisogno di bruciarsi, deve bruciare!
Buona Domenica!
Don Leonardo




