Conversione è seguire Gesù!

Giovanni BattistaÈ Giovanni il Battista il protagonista della seconda domenica di Avvento.

Giovanni scuote gli animi con la sua predicazione presso il fiume Giordano. Il Giordano è il fiume dove Israele si fermò prima di entrare nella terra promessa. Fu Giosuè (versione ebraica del nome Gesù) ad accompagnare il popolo oltre il Giordano. La voce di Giovanni mi ha ridestato, mi ha condotto al Giordano, ma oggi sento che devo andare oltre, nella terra promessa, nella vita che Gesù mi indica. So che si può passare una vita intera accanto al Giordano, bloccati nella propria rigidità, bloccati dalle proprie paure, dalle proprie ideologie: l’orgoglio, il radicalismo, la purezza, possono diventare ideologie che ci incollano al Giordano e ci impedi-scono di seguire Gesù.

Ma proprio mentre stiamo li nel deserto, con Giovanni Battista, vediamo passare Gesù, che è la Via da seguire, la Vita da incontrare e che mostra il vero volto di Dio. Ci sono cristiani che passano tutta la vita come discepoli di Giovanni Battista: hanno sempre l’idea di un Dio minaccioso, un Dio che è giustizia senza misericordia, un Dio che impone di portare frutto ma poca tenerezza, un Dio che è morale, ma che non diventa mai abbraccio e passione. Incamminiamoci, invece, con Gesù oltre il Giordano, verso la terra promessa, verso la vita in pienezza.

Buona Domenica!
Don Leonardo

Gesu Cesare DioCon la domanda a Gesù se si può o non si può pagare le tasse all’imperatore, gli si vuole nel Vangelo tendere una trappola.

Gesù chiede di vedere una moneta con l’immagine e l’iscrizione dell’ mperatore e dà ad essa una prima risposta: «date a Cesare quel che è di Cesare». Il potere dell’antico dominatore arriva dove arriva la sua moneta. Questo potere è limitato, sta sotto il potere di Dio. 

Una seconda risposta di Gesù è : «date a Dio ciò che spetta a Dio». A Dio spetta tutto, perché l’uomo è creato non ad immagine dell’imperatore, ma ad immagine di Dio, e Dio è il dominatore sopra tutti i re terreni. I re si sentono come potenze sacrali, pretendono attributi divini. Gesù disincanta questa sacralità, Dio è l’unico Signore, e ai dominatori viene lasciato nel migliore dei casi, un divino feudo a prendersi cura su incarico di Dio dell’ordine nello stato.

L’unica cosa che sta a cuore a Gesù è che Dio abbia tutto ciò che gli spetta. E là dove una potenza mondana si ribella contro questo tutto e pretende per sé questo tutto, Egli farà resistenza e i suoi con lui. Egli riconosce il potere di Pilato di crocifiggerlo, ma solo come potere datogli dall’alto: così corrisponde, ciò che Pilato non sa, alla volontà del Padre. 

Buona domenica
Don Leonardo

vignaioliLascio il commento dell parabola del vangelo odierno allo scrittore Paolo Curtaz. “ Il cuore del racconto della parabola è centrato sul figlio, non sulla punizione dei vignaioli omicidi: Gesù sta dicendo al suo uditorio che se i servi sono la prefigurazione, il figlio è il compimento. E che è lui il figlio inviato da Dio a riscuotere quanto dovuto. Il finale non è un abbandono, ma un nuovo inizio. Quella morte che tutto sembra distruggere non è che il trampolino per una nuova vita, per un inatteso riscatto.

È ormai evidente a tutti che il suo destino è segnato: i suoi gesti eccessivi hanno suscitato l’ira dei capi dei sacerdoti. Come tutti gli idealisti, questa testa calda di galileo va fatto tacere ad ogni costo, prima che crei dei disordini e che i romani si riprendano, irritati, la relativa autonomia concessa alla capitale. Lo sa Gesù, non è un idiota. Sa bene che ha firmato la sua condanna a morte. E vuole andare fino in fondo, per nulla al mondo cambierà la sua idea di Dio. E sta dicendo ai suoi assassini che la sua morte, la morte del figlio, si pone in continuità con la morte dei profeti, spesso uccisi proprio dagli uomini religiosi del loro tempo (Mt 23,29). Gesù non mette fine alle contraddizioni della storia. Si pone in mezzo. Le assume. Ne è travolto. Le redime e le riscatta. Di questo parla la difficile parabola dei vignaioli omicidi.” 


Buona domenica. Don Leonardo.

santimedici mSperavamo che il terribile virus Covid-19 non durasse così a lungo quando è iniziato il lockdown in Italia. Speravamo che il confinamento nelle nostre case finisse completamente per poter celebrare la festa patronale dei santi medici Cosma e Damiano secondo la tradizione plurisecolare e identitaria del paese unico al mondo Alberobello. Tutt’ora ci domandiamo: riusciremo, davvero a venirne fuori? Nello stesso tempo però, eventi anche drammatici come il corona virus, possono essere, di riflesso, un guadagno in termini di consapevolezza e di riflessione sul proprio vissuto e su quello della popolazione: offrono la possibilità di discernere periodicamente nelle nostre abitudini l’essenziale e il superfluo, il vero dal falso, quello che vale la pena custodire e quello che incide negativamente nella storia della popolazione. 

Anche la festa “inedita” dei Santi Medici di quest’anno, senza processioni, illuminarie, bande, fuochi pirotecnici, deve farci scoprire che a ricorrere all’aiuto e alla protezione dei Santi Medici ritroviamo fratelli e sorelle di tutto il mondo in lacrime che ci chiedono conto dei nostri stili di vita e delle nostre folli prassi vacanziere. La festa “inedita” dei Santi Medici di quest’ anno deve aiutarci a vedere la differenza fra una devozione egoista, dispiaciuta dei diciottomila euro di fuochi non sparati e una devozione solidale contenta di destinarli a scopi umanitari, la differenza fra religiosità bisognosa di soddisfare i propri sensi e fede capace di andare oltre il superfluo per concentrarsi sull’ essenziale dell’esistenza e dell’umanità. “Peggio di questa pandemia c’è il dramma di sprecarla” ha affermato papa Francesco. 


Buona festa a tutti! E grazie a tutti i collaboratori.

Don Leonardo

PNT 8393Cosma e Damiano, nati in Arabia, si dedicarono alla cura dei malati dopo aver studiato l’arte medica in Siria. Medici anargiri (senza denaro), secondo un’antica tradizione subirono il martirio a Ciro in Siria durante il regno di Diocleziano forse nel 303. Il governatore romano li fece decapitare e il loro culto si diffuse in tutta la Chiesa fin dal secolo IV. Già poco tempo dopo la morte, dedicazione di chiese e monasteri in loro onore si ritrovano a Costantinopoli, in Asia Minore, in Bulgaria, in Grecia, a Gerusalemme. La loro fama è giunta rapida in occidente, partendo da Roma, con l’oratorio dedicato loro da papa Simmaco (498-514) e con la basilica voluta da Felice IV (526-530). 

I loro due nomi, poi, sono stati pronunciati infinite volte, sotto tutti i cieli, ogni giorno a partire dal VI secolo, nel Canone della Messa, che dopo gli Apostoli ricorda i dodici martiri, chiudendo l’elenco appunto con i loro nomi: Cosma e Damiano. Il culto per i due Santi, passato dall’Oriente all’Europa, si mantenne straordinariamente vivo fino a tutto il Rinascimento, dando luogo a un’ iconografia tra le più ricche dell’Occidente, specie in Italia, Francia e Germania.

Buona festa.
Don Leonardo.

GesCi sono nel Vangelo poche parabole di una forza così sconvolgente: neppure l’obiezione più piccola è possibile a suo riguardo. E forse nessuna parabola ci mette davanti agli occhi in modo più drastico la misura della nostra colpevole freddezza: in un baleno noi esigiamo dal nostro prossimo ciò che a nostra opinione ci deve, senza riflettere neppure un istante quanta colpa Dio ci ha tutt’insieme rimesso. 

Così la parabola del Vangelo di oggi. Recitiamo distratti il Padre Nostro: «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi...», ma non pensiamo quanto poco noi rinunciamo alla nostra giustizia, benché Dio rispetto a noi rinuncia a quella celeste. 

Buona Domeni
ca! Don Leonardo

Eventi in Parrocchia

CoroBismantova2giu19

2 giugno, Festa della Repubblica Italiana

La Basilica

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Le Campane della Basilica in un articolo del prof. Gino Angiulli

Arcipreti & Prelati

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il dotto Domenico Morea "illustrato" dal dir. Modesto Cammisa