Conversione è seguire Gesù!

Giovanni BattistaÈ Giovanni il Battista il protagonista della seconda domenica di Avvento.

Giovanni scuote gli animi con la sua predicazione presso il fiume Giordano. Il Giordano è il fiume dove Israele si fermò prima di entrare nella terra promessa. Fu Giosuè (versione ebraica del nome Gesù) ad accompagnare il popolo oltre il Giordano. La voce di Giovanni mi ha ridestato, mi ha condotto al Giordano, ma oggi sento che devo andare oltre, nella terra promessa, nella vita che Gesù mi indica. So che si può passare una vita intera accanto al Giordano, bloccati nella propria rigidità, bloccati dalle proprie paure, dalle proprie ideologie: l’orgoglio, il radicalismo, la purezza, possono diventare ideologie che ci incollano al Giordano e ci impedi-scono di seguire Gesù.

Ma proprio mentre stiamo li nel deserto, con Giovanni Battista, vediamo passare Gesù, che è la Via da seguire, la Vita da incontrare e che mostra il vero volto di Dio. Ci sono cristiani che passano tutta la vita come discepoli di Giovanni Battista: hanno sempre l’idea di un Dio minaccioso, un Dio che è giustizia senza misericordia, un Dio che impone di portare frutto ma poca tenerezza, un Dio che è morale, ma che non diventa mai abbraccio e passione. Incamminiamoci, invece, con Gesù oltre il Giordano, verso la terra promessa, verso la vita in pienezza.

Buona Domenica!
Don Leonardo

Settimana Santa 25

vangelo del 6 aprileIl Vangelo odierno ci mostra peccatori che di fronte a Gesù accusano un’altra persona peccatrice. Gesù, che scrive per terra, è come assente, muto. È muto per far ammutolire ogni accusa rivolta ai peccatori, in quanto Egli ha patito e morto per tutti per acquistare per tutti il perdono del cielo. Gesù, interrompendo il silenzio e rimanendo solo con la donna dice: “Nessuno ti ha condannata? Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. Si può chiedere a qualcuno di non peccare più? Chi potrebbe garantire una cosa simile? Ricordiamo alcune cose: il peccato è separazione da Dio e unione disordinata con persone e oggetti. La sostanza del peccato è autoreferenzialità, l’attività individualista, che nega i legami o li strumentalizza per il proprio ego. Quindi è il ripiegamento su di sé e la perversione delle relazioni di ogni tipo, anche Dio.

Gesù, dicendo “Non peccare più”, non sta affermando “aderisci alla legge morale e non violarla”, sta invece dischiudendo un modo di vivere diverso dal peccato, che è l’intimità con Lui. La donna ha un incontro esclusivo con Gesù: è questa intimità con Lui che sostituirà l’adulterio da cui proviene. La relazione uno-a-uno con Gesù diventa il fondamento di una vita nuova, riempita da qualcos’altro: una relazione intima con Chi la libera dalla condanna.

Buona Quaresima! Don Leonardo


Ges
Rinunciando a trasformare le pietre in pace accettando di portare il peso della propria fame, Gesù dice qual cosa di sé: rifiuta la logica del privilegio.

Quel potere è servizio, va condiviso, non è per lui. Non solo la prima tentazione, ma anche le altre due riguardano il potere: la terza tentazione richiama di nuovo la logica del privilegio, la pretesa di provocare Dio, di metterlo alla prova, eercitando il potere che deriva dal nostro esse suoi figli.

È il potere che il bambino cerca di esercitare sui genitori attraverso i capricci. Ma la chiave per comprendere il pericolo del potere è nascosta da Luca nella tentazione centrale: il compromesso con il potere, allearsi con il male a fin di bene. Gesù rifiuta non solo il privilegio, ma anche la logica del compromesso: «Se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Quante volte anche la Chiesa ha dimenticato questo passo del Vangelo di Luca, e si è prostrata dinanzi al potente, pensando che fosse l’unico modo per poter fare cose buone!

La tentazione accompagna tutta la vita e ritorna nei momenti in ci siamo deboli: è quello il momento opportuno, la passione e la croce. Davanti alla sofferenza ritorna alla mente quel monito inquietante dell’infanzia: pensa a te stesso!, pensa prima a te! Come a Gesù sulla croce: scendi dalla croce se sei il Figlio di Dio, salva te stesso! E lì, ancora una volta, veniamo fuori per quello che siamo, ogni volta che abbiamo dovuto decidere se mettere prima il nostro egoismo, la nostra sete di potere, oppure un bene più grande.

Buona Domenica!
Don Leonardo

rembrandt il figliol prodigoNella nostra vita ci sono relazioni nelle quali ci siamo perduti, perché abbiamo deciso di andarcene o magari, anche se siamo rimasti, avevamo il cuore altrove. Sono quelle relazioni nelle quali solo noi possiamo decidere di ritornare. Proprio come i due figli della parabola detta da Gesù e riportata nel Vangelo odierno di Luca.

Una parabola che non a caso non si conclude, ma rimane aperta, come aspettando la nostra decisione. Il figlio minore non vuole un padre, è il bambino ribelle che abita in ciascuno di noi e che rivendica la propria autonomia. Vive nell’illusione di poter godere dell’amore senza vincolo. È l’uomo contemporaneo che vuole l’affetto senza impegno. Ma noi abbiamo sempre fame di affetto e perciò rischiamo di attaccarci al primo cibo che troviamo.

Il figlio minore si incollò ad un padrone, perdendo la sua libertà. Non era il padre a tenerlo schiavo, ma la sua convinzione che si possa amare solo perdendo la libertà. È questa la malattia da cui guarire. E da questa malattia si guarisce solo quando si incontra qualcuno che è pronto a celebrare la nostra vita, qualcuno che ci ama non per possederci. Il padre havissuto nell’ attesa di questo incontro e quando ritorna prepara un banchetto, cioè celebra la sua vita: sono contento che tu esisti, sono felice che tu sei con me, rendo lode per la tua vita! Arrabbiato e depresso, il figlio maggiore che abita la stessa casa non riesce a fare festa per il fratello. Anche lui ha bisogno di riconciliazione. Come si curano le relazioni spezzate?

Il padre accoglie il figlio minore e a quello maggiore dona il proprio cuore. Nessuno può costringerti a tornare. Tornare in una relazione è sempre una decisione tua da prendere, nella quale nessuno può sostituirti. Ecco perché la parabola si conclude con quella porta aperta, perché tu possa decidere se entrare o rimanere fuori.

Buona Domenica!
Don Leonardo

GesCi sarà sempre quella voglia di fare i maestri degli altri senza mettersi mai in discussione. E Gesù da vero maestro smaschera questa autentica ipocrisia con la parabola della pagliuzza e della trave. Qui lascio il commento al teologo Paolo Curtaz.

«No, amici, Gesù non sta parlando solo dei farisei che si sentivano i primi della classe. E nemmeno degli scribi, quelli che, avendo studiato, un po’ maestrini si sentivano. E nemmeno dei sadducei, conservatori e tradizionalisti che non amavano certo le novità. E nemmeno dei focosi esseni. Luca riprende questa parola del Maestro per scuotere la sua comunità. Perché accade, inutile nasconderci dietro un dito. Appena abbiamo fatto un tratto di strada, o abbiamo messo un carisma a disposizione degli altri, o veniamo investiti di un ministero, ecco che, magicamente, diventiamo tutti maestri. Ci sta, nella comunità funziona che alcuni ricevono doni per l’utilità comune, li chiamiamo ministeri. Il problema è quando diventiamo giudici degli altri, scordandoci le travi che ci impediscono di vedere chiaramente. Il problema è quando ci sostituiamo al Maestro. E confondiamole nostre idee con le sue Parole. E pensiamo di possedere la Verità.

Gesù non ha detto io posseggo la verità, ma io sono la verità. Il nostro è il tempo delle accuse acide rivolte a tutti, di moralisti rabbiosi che appena uno fa notare qualcosa replicano ma allora tu? Di complotti mondiali. Ci sta, abbiamo cancellato la morale, non resta che il moralismo. Ma questa è una logica mondana: non può contaminare la Chiesa. Non deve. E quello che abbiamo visto (e vediamo) in questi tempi difficili e che tanto ci scandalizza non è forse la logica del mondo, della contrapposizione, della partigianeria che ha infettato la comunità in tutta la sua ampiezza?»

Buona Domenica!
Don Leonardo

Eventi in Parrocchia

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2 giugno, Festa della Repubblica Italiana

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Le Campane della Basilica in un articolo del prof. Gino Angiulli

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il dotto Domenico Morea "illustrato" dal dir. Modesto Cammisa