Conversione è seguire Gesù!

Giovanni BattistaÈ Giovanni il Battista il protagonista della seconda domenica di Avvento.

Giovanni scuote gli animi con la sua predicazione presso il fiume Giordano. Il Giordano è il fiume dove Israele si fermò prima di entrare nella terra promessa. Fu Giosuè (versione ebraica del nome Gesù) ad accompagnare il popolo oltre il Giordano. La voce di Giovanni mi ha ridestato, mi ha condotto al Giordano, ma oggi sento che devo andare oltre, nella terra promessa, nella vita che Gesù mi indica. So che si può passare una vita intera accanto al Giordano, bloccati nella propria rigidità, bloccati dalle proprie paure, dalle proprie ideologie: l’orgoglio, il radicalismo, la purezza, possono diventare ideologie che ci incollano al Giordano e ci impedi-scono di seguire Gesù.

Ma proprio mentre stiamo li nel deserto, con Giovanni Battista, vediamo passare Gesù, che è la Via da seguire, la Vita da incontrare e che mostra il vero volto di Dio. Ci sono cristiani che passano tutta la vita come discepoli di Giovanni Battista: hanno sempre l’idea di un Dio minaccioso, un Dio che è giustizia senza misericordia, un Dio che impone di portare frutto ma poca tenerezza, un Dio che è morale, ma che non diventa mai abbraccio e passione. Incamminiamoci, invece, con Gesù oltre il Giordano, verso la terra promessa, verso la vita in pienezza.

Buona Domenica!
Don Leonardo

Vangelo 03092024 lalucedimariait Abbiamo un’idea distorta del dono.

Noi occidentali pensiamo che quanto ci è donato ci appartenga. Forse tra noi funziona così; ma con Dio funziona diversamente: non diventiamo mai proprietari di quello che Dio ci dona. Possiamo anche non crederci o non accettarlo, ma sarà la vita che ci metterà inevitabilmente davanti alla nostra mancanza di possesso. La vita è una corrente d’amore da abitare.

Il peccato infatti è proprio bloccare questa corrente d’amore, trattenere per sé, impedire che giunga ad altri, impedire a Dio di fare di questo dono ciò che vuole. Il peccato è costruire granai in cui rinchiudere il proprio grano piuttosto che lasciare che Dio se ne serva per sfamare non solo me, ma anche altri.

«Non mi trattenere», dirà Gesù a Maria di Magdala: io sono il dono venuto dal Padre e che ritorna al Padre.

Gesù è il dono per eccellenza, colui che abita il mio cuore, senza poter essere trattenuto. Non ne divento padrone. Gesù è l’alfa e l’omega, l’inizio e la fine, colui che, venuto dal Padre, al Padre ritorna. E del resto ogni volta che celebriamo l’eucarestia, viviamo questa stessa dinamica: i doni ricevuti dal padre vengono ridonati a lui, perché li trasformi e li doni ancora, per la vita di tutti. Non possiamo che aprire gli occhi, liberarci dall’illusione di dover ammassare, e scoprire la realtà di questa corrente d’a-more che possiamo abitare.

Buona Domenica!
Don Leonardo

originalGesù è ospite in casa di Marta e Maria.

Questo Vangelo ci presenta l’immagine di una casa dentro cui si rischia di rimanere intrappolati. La casa è lo spazio vitale che a volte cerchiamo di riempire di cose da fare per evitare di ascoltare il silenzio. Marta è impigliata dentro i suoi rituali, di per sè buoni, ma che la rendono distratta rispetto a quello che avviene persino nella sua stessa vita/casa. Questa casa che rischia di diventare trappola ci rimanda a un altro luogo, alla tenda in cui anche Abramo e Sara rischiano di rimanere intrappolati. E, non a caso, anche lì, Dio si faceva ospite per tirare fuori quella coppia dalla sterilità. Forse anche qui Gesù si fa ospite per tirare fuori Marta dal disoerdine delle sue molte preoccupazioni che rischiano di portarla lontana da se stessa e dalla sua interiorità.

Dio si fa ospite per portare una Parola, sia con Abramo sia con Marta. Questo testo del Vangelo mostra come Maria si predisponga a questo ascolto: Maria è seduta, in una posizione di resa. Si mette più in basso, ai piedi di Gesù, come in un atteggiamento di obbedienza. La parola che Dio pronuncia nella nostra vita chiede di essere ascoltata e accolta. Spesso invece non ci accorgiamo di quella parola, forse neppure di quella presenza, perché siamo distratti, impegnati in cose che, come nel caso di Marta, sono anche buone. Marta sta servendo il Signore, e anche noi a volte nascondiamo il nostro tentativo di non ascoltare la parola di Dio dietro impegni spirituali.


Buona Domenica!
Don Leonardo

imagesGesù invia i suoi discepoli per la missione del suo annuncio. Anche noi oggi. Siamo inviati a due a due, mai senza l’altro. Non esistiamo mai isolati, soli, autonomi o autosufficienti. E ogni volta che ci arrotoliamo sul nostro io, dimenticando l’altro, tradiamo la nostra identità. Quel «due» dice la nostra realtà: non siamo mai slegati dal mondo. Le mie scelte non sono mai soltanto mie, coinvolgono sempre un altro. Non viaggiamo mai da soli: l’altro è colui che può testimoniare a mia favore. La mia parola è credibile perché è condivisa da un altro.

Il numero due è il germe della comunità: nasciamo già come parte di un insieme. La comunità non è qualcosa che costruiamo a posteriori, ma siamo fin dall’inizio parte di un gruppo. Apparteniamo sempre a qualcuno. Non apparteniamo mai solo a noi stessi. Anche Gesù, l’Inviato per eccellenza, non è mai slegato dal Padre.«...i settantadue tornarono pieni di gioia...»

Comunque sia andata, i discepoli tornarono da Gesù pieni di gioia. La nostra stessa vita è missione. C’è qualcosa in questo viaggio della vita, che tutto sommato, sembra dirci che ne vale la pena. E c’è un momento in cui occorre fermarsi e rileggerlo. Ma soprattutto possiamo scoprire che questo viaggio ha un nome, un nome che è il senso che non ci ha mai abbandonato lungo la strada.

Buona Domenica!
Don Leonardo

buonsamaritano 2A tutti può capitare e capita, di ritrovarsi mezzi morti sulla strada. Ci ritroviamo vulnerabili davanti a una relazione spezzata, davanti a un lavoro perso, per un amore finito per una disobbedienza del corpo, siamo vulnerabili davanti a un vuoto esistenziale, sulla montagna da cui si stacca un ghiacciaio o nel mare aperto sopra una carretta della speranza. Siamo tutti vulnerabili, possiamo essere feriti o uccisi dalla vita in qualunque situazione o condizione ci troviamo.

Siamo uomini e donne accomunati dall’impossibilità di sfuggire alla vulnerabilità che ci segna fin dalla nascita. La parabola del Vangelo odierno è un invito a guardare le cose a partire da questa vulnerabilità comune e condivisa. Solo chi scopre che nella vulnerabilità dell’altro io vedo la mia vulnerabilità comprende la misericordia che non ha la sua radice nello sforzo umano o nel credo religioso. Chi non si ferma davanti alla vulnerabilità dell’altro e passa oltre vive ingannando se stesso, cercando di rimuovere la propria vulnerabilità fino a quando la vita non lo costringerà a scendere da cavallo. Nel racconto di Gesù è un samaritano che si ferma e soccorre il mo-ribondo.

Certamente non si ferma per la sua fede, ma perché ricono-sce nelle ferite dell’altro la sua stessa possibilità di essere ferito. In quella vulnerabilità vede uno come lui. Quelle ferite diventano uno spazio da abitare insieme. Non c’è altro da condividere: non ci sono parole, non ci sono lamenti, non ci sono bandiere, solo ferite da condividere. È li, in quelle ferite, che pos-siamo riappropriarci della nostra umanità.

Buona Domenica!
Don Leonardo

Immagine 2025 06 15 105757Gesù promette nel Vangelo ai discepoli lo Spirito Santo, che li introdurrà in tutta la verità. Questa totalità è l’interno mistero di Dio, la sua essenza che egli soltanto conosce e resterà nascosta a tutti se egli da sé non la esprime e non vi fa partecipare. (1Cor2,10-16).

Questa autoapertura di Dio è allora anche “tutta la verità”. Dietro la verità di Dio o sopra di essa non si può dare ancora dell’altra verità, e ogni verità contenuta nel mondo creato è soltanto un riflesso e imitazione della sua.

Ma l’intima verità di Dio è che Dio comesorgente o Padre si comunica da sempre e totalmente alla sua “Parola” o “Espressione” o “Copia” che in questa totale dedizione viene “generata”. Gli esseri finiti, anche se amano e nell’amore generano e partoriscono, sono esseri che stanno l’u-no accanto all’altro, ma l’essere infinito, che è Dio, può essere soltanto uno e gli amanti in lui possono essere soltanto uno nell’ altro. Quando il Figlio diventa uomo, non ci può rivelare nient’altro che l’amore del Padre e il suo amore per lui, e le due cose per noi. Ma noi possiamo comprender e partecipare intimamente al mistero solo se lo Spirito, che è a un tempo la reciprocità e il frutto di quest’amore, viene mandato in noi.

Buona Domenica!
Don Leonardo

Eventi in Parrocchia

CoroBismantova2giu19

2 giugno, Festa della Repubblica Italiana

La Basilica

neipressi

Le Campane della Basilica in un articolo del prof. Gino Angiulli

Arcipreti & Prelati

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il dotto Domenico Morea "illustrato" dal dir. Modesto Cammisa